ROCCABIANCA

Piccolo centro lungo la Strada del Culatello, fra le rive del Po e le anse del torrente Taro, Roccabianca corrisponde probabilmente al villaggio medievale di “Rezinoldo” o “Arzenoldo”, che Federico Barbarossa diede in feudo ai Pallavicino nel XII secolo. 

Il paese ha per simbolo la monumentale Rocca quattrocentesca, eretta dal nobile Pier Maria Rossi per l’amata Bianca Pellegrini. 

 

Un anelito di romanticismo accarezza il borgo di Roccabianca addolcito dalle delicate trame di una relazione in grado di legare due cuori affini e pare proprio che la nobildonna abbia conferito il toponimo con cui oggi la località è conosciuta. Secondo un’altra interpretazione il nome deriverebbe invece dalla colorazione bianca della rocca, in origine completamente intonacata.

Nel 1450 Pier Maria Rossi diede inizio ai lavori di costruzione della rocca , che fu completata nel 1465 e nel 1467 il conte la donò alla sua amata. La Rocca dei Rossi passata di mano più volte, fu acquistata nel 1968 dalla famiglia Scaltriti, titolare di una distilleria, che ne decise l’apertura al pubblico nel 2003 . E’ conosciuto come il Castello degli innamorati e degli amanti. Ma anche come il Castello di liquori, acquaviti con il Museo della Distilleria ricavato nelle antiche cantine. Durante la visita scoprirete la lunga vicenda amorosa di Pier Maria. A parlare dell’amante è l’intero maniero fin dallo stemma proprio a Bianca dedicato: una torre su cui poggia un falco pellegrino, ai lati ha due bastoni da viandante con piccole borse appese. Fedeltà, amore, spirito di dedizione, pazienza sono virtù cantate nei cicli affrescati. Recenti restauri hanno messo in evidenza pregevoli decori a fresco, stemmi araldici nel porticato antistante la famosa “Camera di Griselda” con la ricostruzione moderna del ciclo pittorico ispirato alla centesima novella del Boccaccio nel suo Decamerone.

 

Nella vicina piazza Minozzi potete vedere invece il bel portico con monumentale arco di ingresso, costruito tra la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700. Poco lontano la Chiesa dei Santi Bartolomeo e Michele: innalzata su un impianto tardo-romanico tra il 1576 e il 1577 , fu ricostruita in stile barocco verso la fine del XVII secolo e decorata internamente con stucchi in stile rococò nel 1723 .

 

Insolita è la storia del Teatro Arena del Sole. Inaugurato quale arena all’aperto nel 1946 , fu successivamente coperto e trasformato in cinema; adibito intorno al 1980 a magazzino di mobili e poi a palestra, fu chiuso nel 1995 . Acquistato nel 2006 dal Comune, fu completamente ristrutturato e riaperto al pubblico. Quando entrate trovate una sorpresa: vi sono infatti conservate nove statue “sopravvissute” alla distruzione del monumento a Giuseppe Verdi . In occasione del primo centenario della nascita del grande maestro, Parma decise di omaggiarlo con un monumento degno del suo nome. Per questo fu dato incarico del progetto all’architetto Lamberto Cusani, che avviò la costruzione nel 1913 nel piazzale antistante la stazione. L’opera era immensa, con un grande colonnato ad emiciclo adornato da 27 statue quante erano le opere di Verdi, e una grande ara realizzata in granito e bronzo dallo scultore Ettore Ximenes . Il monumento fu colpito dai bombardamenti alleati del maggio 1944, durante la Seconda guerra mondiale ; nonostante i danni non fossero gravi, si decise di abbatterlo. Fu risparmiata la grande ara centrale, oggi ricollocata in piazzale della Pace a Parma accanto al Palazzo della Pilotta . Delle statue che lo adornavano, alcune si salvarono, ma parte di esse fu trafugata o gettata nel torrente Parma; ne rimasero solo 9, trasportate appunto nella sala del teatro Arena del Sole.

Roccabianca è anche terra di sapori e bontà, ed è una delle 4 tappe del “November Porc”, la staffetta più golosa d’Italia, dedicata “a sua maestà il maiale” che si svolge tutti gli anni nei weekend di novembre, coinvolgendo anche Sissa, Polesine e Zibello.

 

A pochi chilometri da Roccabianca si trova Fontanelle, piccolo borgo che si snoda lungo un ombroso viale di tigli, noto per aver dato i natali , il 1° maggio del 1908, allo scrittore Giovannino Guareschi , papà di Don Camillo e Peppone. La Bassa è la patria di Guareschi, proprio qui ha ambientato il “Mondo piccolo” di quei racconti inseriti in quella “fettaccia di terra che sta tra il Po e l’Appennino”. La casa natale si trova sul lato destro della piazza “Grande” dove nel mezzo vi è il busto in bronzo di Giovanni Faraboli, famoso sindacalista della bassa che, si dice, ispirò a Guareschi la figura del sindaco Peppone.

 

Poco lontano trovate Ragazzola. Testimonianze archeologiche fanno risalire la nascita del paese al periodo romano, forse come stazione di sosta per viandanti e militari. La leggenda circonda le origini del suo nome, che farebbero riferimento alle vicende legate ad una lontana alluvione del passato, talmente devastante da risparmiare la vita di una “ragazza sola”. Affondano nel tempo anche le radici della tradizione religiosa locale: la chiesa di S. Pietro apostolo, edificata nel 1432, in seguito è stata ricostruita in stile barocco nel 1680.

 

Roccabianca è anche punto di partenza per un itinerario alla scoperta delle rocche e castelli nella bassa, fra leggende, arte e cultura. Un filo doppio lega Roccabianca alla vicina S. Secondo, sempre nel nome di Pier Maria Rossi, che anche qui ampliò e fece abbellire nella metà del xv secolo il maniero di famiglia, ancor oggi chiamato Rocca dei Rossi.

 

Nella vicina Soragna, vi accoglie l’imponente quanto elegante Rocca Meli Lupi, dal nome dei principi che fin dal 1385 la abitano, mentre a Fontanellato trovare la Rocca Sanvitale che conserva preziosi affreschi di Francesco Mazzola, il pittore manierista emiliano meglio conosciuto come “Il Parmigianino”, dipinti nel 1523-1524.