La Rocca si erge a occidente del borgo di San Secondo Parmense. Il complesso architettonico, che prende origine dal nucleo quattrocentesco voluto da Pier Maria Rossi, nel corso del XVI secolo, viene in seguito trasformato in signorile residenza monumentale.

Nelle sale al piano nobile è presente un imponente ciclo pittorico di modello profano per favole, miti e storia del casato. Emergono il cortiletto e lo scalone d’onore, la superba sala delle Gesta Rossiane, le raffinate decorazioni in stucco delle sale dei Cesari e dell’Asino d’oro. Dell’antico ingresso del castello, posto a sud del mastio, si conserva soltanto l’arco con la prima delle tre arcate che in origine si aprivano sul ponte che scavalcava il fossato. Un tempo inglobato nella struttura dal blocco di sale che lo circondava, demolito nell’Ottocento, si erge solitario l’antico mastio, collegato alla struttura da un semplice cancello d’ingresso. Dotato di torre con orologio, dai sotterranei, ora murati, partivano dei passaggi segreti che portavano all’esterno del maniero.

Nel XVI secolo il castello, da fortezza difensiva, si trasformò in una fastosa residenza. Il casato raggiunse il massimo del suo splendore verso la metà del secolo. Una parte del maniero è stata demolita, ma la parte più bella del castello è ancora oggi visitabile.

La sala delle gesta rossiane è la più importante e maestosa del castello. Un capolavoro di ben 1200 mq di affreschi eseguiti da alcuni tra gli artisti più importanti dell’epoca (Cesare Baglione, Orazio Samacchini, Ercole Pio, Bertoja). Un susseguirsi di grottesche e allegorie, interrotto da 13 quadri-arazzo dalle grandi dimensioni raffiguranti altrettanti episodi fondamentali per la famiglia Rossi, a partire dal 1199 per arrivare al 1542. La Sala dell’Asino d’Oro, una delle più antiche del castello (datata tra 1528 e 1532), è un indiscusso gioiello ottimamente conservato. Era la camera nuziale ed è dominata nel soffitto da 17 quadri tratti dall’opera “Le metamorfosi” di Apuleio, con particolare attenzione alla vicenda di “Lucio-l’asino”, senza alcun riferimento ad “Amore e Psiche”, favola in genere molto cara agli artisti rinascimentali. Questa scelta rende l’affresco ununicum nel suo genere. La Galleria di Esopo, con il suo apparato di favole ispirate all’antico scrittore greco, è uno dei più ricchi dedicati a questo genere. Tra le storie più note rappresentate: Il lupo e l’agnello, La volpe e il leone, La volpe e la maschera.

Come in tutti i castelli medioevali, anche nella Rocca dei Rossi c’è una leggenda legata ad un fantasma: si narra che una giovane fanciulla venne trucidata non ancora ventenne e che la sua presenza ancora si avverta, certe sere, a mezzanotte, nel castello. A sostegno di questa tesi vi sarebbe una presunta macchia di sangue nel punto in cui sarebbe stata assassinata, sul camino della Sala di Latona. Alcuni storici ipotizzano che nella favola “La volpe e la maschera” affrescata nella galleria di Esopo, la maschera raffiguri Papa Paolo III Farnese, verso il quale notoriamente la famiglia Rossi provava una forte avversione. La maschera simboleggia “una testa magnifica ma senza cervello”. Altri riferimenti nascosti si trovano nei diversi affreschi di favole e miti.

Piazza Mazzini, 12
43017, San Secondo Parmense, Parma

E-mail: uit@comune.san-secondo-parmense.pr.it
Telefono:
+39 0521 873214 (sabato e domenica)
+39 0521 871500 (da martedì a venerdì in orario pomeridiano)

Il testo è tratto da www.castelliemiliaromagna.it e per le foto si ringrazia l’Associazione I Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli

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