“Nel paese di Bengodi, dove chi più dorme più guadagna, si trova una montagna enorme di formaggio Parmigiano grattugiato dal quale ruzzolano grossi ravioli e maccheroni d’ogni forma cotti in brodo di cappone”. È con queste parole che a metà del Trecento Giovanni Boccaccio, nel suo Decamerone, cita il Parmigiano per condire i maccheroni e i ravioli.

Il Museo del Parmigiano Reggiano apre una nuova fase della propria storia trasferendosi a Fontevivo, negli spazi della seicentesca Chiesa dei Cappuccini, a pochi passi dall’Abbazia cistercense. Un cambiamento che non rappresenta soltanto una nuova sede, ma una rilettura complessiva del museo a partire dal genius loci di questo luogo profondamente legato alle origini della produzione casearia parmense.

Fu infatti il lavoro dei monaci cistercensi, tra bonifiche, gestione delle acque e organizzazione agricola del territorio, a creare nei secoli medievali le condizioni che permisero lo sviluppo della produzione del Parmigiano. Il nuovo museo nasce proprio da questo legame tra prodotto, paesaggio e storia, trasformando la visita in un racconto immersivo che attraversa territorio, lavoro, spiritualità, cultura materiale e innovazione.

All’interno della Chiesa dei Cappuccini, il nuovo allestimento mette in dialogo oltre 150 oggetti storici, tra cui spicca una curiosa collezione di grattugie, immagini d’epoca, documenti, strumenti di lavoro e installazioni digitali immersive attraverso le quali, per esempio, si potranno ascoltare le parole di personaggi famosi che hanno amato in modo particolarissimo il Re dei formaggi. Il percorso accompagna il visitatore attraverso tutte le fasi della filiera: dai prati alla stalla al trasporto del latte, dalla nascita della forma alla stagionatura, fino alla commercializzazione, alla costruzione contemporanea della qualità, passando per la gastronomia.

Le cappelle laterali della chiesa scandiscono le diverse sezioni narrative del museo, mentre l’abside accoglie le antiche caldaie in rame per la preparazione del formaggio. Una grande videoproiezione immersiva restituisce immagini e gesti della produzione di ieri e di oggi, intrecciando memoria storica e nuovi linguaggi contemporanei.

Il museo è pensato come uno spazio da vivere lentamente, capace di unire interattività, approfondimento culturale ed esperienza sensoriale. Accanto al percorso espositivo troveranno spazio degustazioni guidate, laboratori didattici, attività per famiglie e momenti di approfondimento dedicati alla cultura gastronomica e produttiva del territorio che accresceranno l’esperienza di scoperta.

La prima sezione ci narra del territorio, dell’arrivo dei Cistercensi e delle bonifiche, del sogno di Ranuccio I Farnese e della costruzione della Chiesa dei Cappuccini dedicata a San Francesco, delle bovine da latte utilizzate nella produzione del latte destinato al Parmigiano Reggiano e delle tre varietà di fieni – che potrete annusare direttamente dai cesti – impiegati in maniera esclusiva per l’alimentazione.

La seconda sezione ci racconta come il latte, portato a spalla o con piccoli carretti dalle stalle del circondario, giungeva due volte al giorno al caseificio, che diveniva così luogo si incontro, di scambio di informazioni e di notizie.

La terza sezione mostra gli strumenti utilizzati dal casaro – presente in prima persona nel fondale: Il Casaro Lino Dall’Olio del Caseificio di Roncocampocanneto negli anni Venti del Novecento – per il riposo e la scrematura del latte della sera.

La quarta sezione espone le zangole e gli strumenti impiegati per trasformare la panna ricavata dal latte in burro mentre l’abside accoglie le antiche caldaie in rame per la preparazione del formaggio. È il luogo dove prende forma la forma.

Nella vecchia sagrestia si parla di comunicazione del Parmigiano Reggiano e si può vedere il prezioso filmato diretto da Antonio Marchi per la Cittadella Film nel 1948 con la descrizione dell’intera filiera di produzione del formaggio. La sala servirà anche per le degustazioni strutturate che permetteranno ai visitatori di conoscere sempre più a fondo la qualità del prodotto.

Alla base del campanile è stata esposta la curiosa raccolta di grattugie del Museo, da quelle artigianali ricavate forando una lamina metallica con un chiodo a sezione quadrata alle elaborazioni dei designer contemporanei che hanno esplorato tutte le possibili modalità per grattugiare il Parmigiano Reggiano, “marito della cucina italiana” come declamava una azzeccata pubblicità del 1966.

Il percorso torna nella navata principale dove una cappella speciale è dedicata alla figura di San Lucio, patrono dei Casari, originario delle Val Cavargna, in provincia di Como, al confine con la Svizzera, il cui culto si diffuse grazie al lavoro stagionale dei magnani della Val Cavargna, che d’inverno raggiungevano la pianura lombarda per riparare pentole, paioli e le grandi caldaie in rame dei caseifici. Parma è l’attestazione più meridionale oggi conosciuta della devozione del santo, che si trova, ancor oggi, in diversi caseifici del territorio.

Il cammino riprende con la lunga stagionatura del formaggio e con le cure necessarie alla sua corretta maturazione: qui si scopre che la forma del Parmigiano ha aumentato dimensioni nel corso dei secoli, si vede una parte della ricca collezione di coltelli scagliatori del museo e si incontrano dieci personaggi famosi che hanno amato in modo particolarissimo il Re dei formaggi: potrete ascoltare le parole di Leonardo da Vinci e di Caterina de’ Medici, di Giacomo Casanova e di Giuseppina Strepponi, ma anche i sogni di Ben Gun, il marinaio abbandonato sull’isola del tesoro o di Peppone, eterno rivale-amico di Don Camillo accomunati dalla stessa passione per il Parmigiano. Se volete conoscere la loro storia, ascoltatela con il vostro smartphone inquadrando il QR-Code.

Si giunge alla sezione dedicata alla commercializzazione del prodotto, con affiche e apparati grafici delle prime e gloriose aziende del Parmense – Bertozzi e Pelagatti – che hanno portato la fama del Parmigiano Reggiano nel mondo già agli inizi del Novecento. Qui ci aspetta una ricca serie di “placche” metalliche, utilizzate dai vari caseifici per rendere riconoscibile il proprio prodotto. Infatti il Parmigiano Reggiano è un prodotto solo, ma sempre diverso. Qui si innesta la storia del Consorzio del Parmigiano Reggiano, al cui fondamentale ruolo a salvaguardia della qualità è dedicata la dodicesima sezione del museo.
Alle spalle della reception – essa stessa una grande forma di formaggio – si possono scoprire le diverse forme – in questo caso architettoniche – che hanno assunto i caseifici nel tempo: quadrangolari o ottagonali,

Una grande videoproiezione immersiva sulla controfacciata dell’abside restituisce immagini e gesti della produzione di ieri e di oggi, intrecciando memoria storica e nuovi linguaggi contemporanei.
Il museo è pensato come uno spazio da vivere lentamente, capace di unire interattività, approfondimento culturale ed esperienza sensoriale. Accanto al percorso espositivo troveranno spazio degustazioni guidate, laboratori didattici, attività per famiglie e momenti di approfondimento dedicati alla cultura gastronomica e produttiva del territorio che accresceranno l’esperienza di scoperta.

Inserito nel circuito dei Musei del Cibo della provincia di Parma, il nuovo Museo del Parmigiano Reggiano diventa così una porta d’accesso privilegiata alla Food Valley: un luogo in cui il racconto del formaggio incontra abbazie, castelli, paesaggi rurali, caseifici e storie di comunità che da secoli definiscono l’identità di questo territorio.

Per il testo si ringrazia I Musei del Cibo
Foto 1: I Musei del Cibo, Foto 2: https://www.foodweb.it

Piazza Convento, 1
43010 Fontevivo, Parma

Telefono: +39 0521 1627213
E-mail: prenotazioni.parmigiano@museidelcibo.it

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